L’eloquenza delle forme semplici – Laboratorio esperienziale sul movimento

I Parte : corpo ontologico – il corpo in sè

Si tratta di una esperienza pratica, individuale e collettiva, basata sui concetti energetici del movimento.

Le fasi :

Stare :
– ascolto del non-movimento e del silenzio del corpo
– percezione del movimento involontario
– ricerca del rilassamento come attività di riequilibrio energetico
del corpo.

Muoversi in stato di rilassamento (minimo sforzo):

- percepire e praticare diversi percorsi energetico – formali del
flusso di movimento e la loro musicalità
– il movimento come continua trasformazione tra attività e
passività

Declinare il movimento :

- articolare individualmente e collettivamente un linguaggio del
corpo mediante l’esperienza pratica e consapevole di alcuni
principi parametrici e di organizzazione del movimento e del
suono
– praticare, sugli argomenti esperiti, processi di trasformazione del
movimento e strutture di improvvisazione con sistemi di regole.

Obiettivi della proposta :

Fare esperienza dell’identità tra forma e contenuto, e tra suono e movimento.
Verificare che ogni processo di elaborazione ed organizzazione di un materiale sonoro può essere usato per plasmare un materiale
di movimento (e viceversa).
Esperire la natura energetico – formale di tali processi, poichè la musica e la danza (Arti del Tempo) sono polisemantiche, e perciò
in esse la forma si identifica con il contenuto (energetico).

II Parte : corpo antropologico – il corpo nelle culture

Tema di lavoro :

- Le parole del corpo

Le parole per descrivere il movimento in termini di azioni, principi, parametri, sensazioni, immagini, stati emotivi, diventano strumento di osservazione e declinazione delle storie scritte sui corpi di ognuno di noi.

Il corpo (antropologico) inteso come manifestazione dell’essere umano in tutti i suoi aspetti : specchio di un vissuto unico (come
un’impronta digitale) ma anche espressione di ciò che cultura, memoria collettiva, ambito sociale imprimono nei modi di movimento, negli atteggiamenti posturali e nella gestualità.

Un discorso sull’uomo, quindi, attraverso quello che il vissuto (e il non vissuto) sedimenta sui nostri corpi, micromondi unici e
specchi di un contesto allo stesso tempo, portatori della nostra propria storia di movimento, individuale e condivisibile.

Articolare discorsi motori da cui emerga un linguaggio in cui dialogano l’uguale e il diverso, l’esperienza individuale e quella
collettiva.

“io sono questo sedimento di passato, io sono il lungo, interminabile deposito di tutti questi atti, di tutti questi istanti che furono pieni, e che mi colmarono. io sono questa sovrapposizione inconoscibile, di tutto ciò che è accaduto, e non solo a me, e non solo qui. io sono questa massa incalcolabile, spaventosa. e io sono la perdita, ma poi la trasformazione di tutto ciò in me, la solidificazione del tempo in carne ed atti evolizioni. io sono questo punto che si perde in se stesso, e che non ha controllo, cognizione e sentimento di sé, essendo troppo vasto, illimitato e insondabile”.

da “Mica me” di Livio Borriello, 2008, edizioni Orientexpress (OXP) Napoli